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Postato da admin il Saturday, 14 March @ 10:21:43 CET (1098 letture)
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IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ ITALIANA

Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico

Premessa
La situazione universitaria italiana si è fatta incandescente. I pesantissimi tagli finanziari, il blocco quasi totale del turn over, la spinta verso la trasformazione delle università pubbliche in fondazioni di diritto privato alimentano forti proteste. In effetti questi primi provvedimenti governativi sono profondamente deleteri.
I tagli finanziari impediranno dal 2010 il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il blocco del turn over significa chiudere la porta in faccia a migliaia di giovani, i più preparati, che vorrebbero dedicarsi alla ricerca e alla didattica nelle università e che spesso hanno già trascorso un lungo periodo di esperienza nella ricerca di punta. La privatizzazione delle università presenta pericoli sociali e culturali senza garanzie di vero miglioramento e porterebbe l’Italia fuori dalla tradizione europea e dagli impegni sottoscritti a livello internazionale che definiscono la formazione e la ricerca universitarie beni pubblici e pubbliche responsabilità.
Il Partito Democratico si è opposto a questi provvedimenti e continuerà la sua opposizione in Parlamento e nel Paese cercando di ottenerne sostanziali modifiche. Ma non intende sottrarsi alla responsabilità politica di preparare e sostenere le proprie proposte alternative per costruire l’università del nuovo secolo, curandone i mali attuali entro una visione strategica e coerente.

Introduzione
In questo autunno 2008 ci si potrebbe chiedere se l’università italiana abbia ancora un futuro. Infatti una grave crisi finanziaria strutturale attanaglia da anni il sistema universitario, come testimoniano i confronti statistici internazionali più accreditati. Tra i Paesi europei dell’OCSE l’Italia è ultima per investimenti nell’università, sia rispetto al PIL che rispetto alla spesa pubblica nazionale. E’ ultima anche per percentuale di laureati nella classe d’età 25-64, nonché per investimenti per ricerca rispetto al PIL.
Il sistema universitario attraversa inoltre una profonda crisi di credibilità. Sotto attacco da parte dei mezzi di comunicazione a causa delle tante disfunzioni e soprattutto degli scandali concorsuali, ha perso il consenso di una parte notevole dell’opinione pubblica. Ciò rende più difficile la ripresa degli investimenti pubblici e privati nelle università.
D’altra parte è impensabile che un Paese che fa parte pienamente dell’economia della conoscenza e vuole continuare a farne parte rinunci alla sua università. Della società della conoscenza l’università rappresenta infatti lo snodo cruciale in quanto vi si incontrano l’alta formazione dei giovani e l’innovazione guidata dalla ricerca, cioè i due fattori primari – produzione e diffusione – della conoscenza.
La terapia proposta dal governo è chiara: ridurre ulteriormente e drasticamente sia i finanziamenti statali che il personale e spingere gli atenei ad una auto-privatizzazione mediante la trasformazione in fondazioni. L’illusione è che il cavallo affamato (e privatizzato) ricominci a galoppare.
Il Partito Democratico non condivide affatto la terapia governativa, anzi teme che essa possa aggravare la malattia trasformando il futuro dell’università nella cronaca di una morte annunciata.
Vuole invece proporre una terapia alternativa fatta di proposte concrete, cercando il consenso di tutti coloro che tengono all’università e non vogliono che essa muoia, anzi pensano che oggi l’Italia abbia più e non meno bisogno di università, di formazione superiore, di ricerca e di innovazione in tutti i campi.
Le nostre proposte sono volte al futuro, immediato e soprattutto di lungo termine. Servono provvedimenti organici e coraggiosamente innovativi, avendo ben chiara in mente l’università di cui l’Italia avrà bisogno tra dieci o venti anni, quella, per intendersi, i cui professori di riferimento saranno gli attuali giovani ricercatori, di ruolo o precari che siano.
Non si parte da zero, naturalmente. Molto lavoro fu fatto negli anni 2002-2006, in particolare nella preparazione del programma elettorale per le politiche del 2006, raccogliendo un notevole consenso in seno al mondo universitario. Da quelle idee, speranze, promesse conviene ripartire con fiducia e audacia, facendo tesoro dell’esperienza insoddisfacente dei venti mesi di governo tra il 2006 e il 2008.
La politica dei tagli, dei segni meno, deve essere rimpiazzata da quella dei segni più.
All’università italiana servono più autonomia responsabile in un quadro di regole semplici e chiare, più valutazione e riconoscimento del merito degli studenti, dei docenti e delle istituzioni, più spazio ai giovani e alla ricerca libera, più internazionalizzazione della ricerca, dei docenti, degli studenti e dei modi di funzionamento, più attenzione all’equità sociale e infine, come conseguenza e non come condizione, più investimenti pubblici e privati. mQu Sexyundressedsingers Support Contactus Qa Aspx Sexy Undressed Singers Terna Sinistrorsa n t Undressed a Sexy Undressed Undressed mQu Sexyundressedsingers Support Contactus Qa Aspx Sexy Undressed Singers Terna Sinistrorsa d b Singers Singers Singers